Alessitimia: mancanza di consapevolezza delle emozioni

Luigia Avellino

By Luigia Avellino -

Quanto siamo consapevoli dei nostri vissuti interni?

…e quanto riusciamo a esprimerli esternamente?

 

Le persone alessitimiche provano emozioni, cioè hanno presente che sta succedendo qualcosa ma non sanno cosa sta accadendo esattamente fino ad arrivare a identificare e distinguere le emozioni (rabbia, paura, disgusto, vergogna, o altro). Esistono quindi alcuni soggetti che fanno particolarmente fatica in questo compito mostrando una problematicità nel discriminare tra stati emotivi e sensazioni corporee.
Il termine alessitimia indica un disturbo affettivo-cognitivo relativo ad una particolare difficoltà di vivere, identificare e comunicare le emozioni.
In genere le persone alessitimiche sembrano ben adattate da un punto di vista sociale nonostante manchi loro non solo la capacità entrare in contatto con la propria realtà psichica e con i propri vissuti interiori, ma anche la fondamentale capacità di sintonizzarsi sui sentimenti e vissuti altrui, elementi che rendono il loro buon adattamento sociale solo apparente. Inoltre queste persone tendono a stabilire relazioni interpersonali fortemente dipendenti oppure preferiscono stare da soli ed evitare gli altri, si rapportano agli altri con uno stile molto concreto e utilizzano una comunicazione povera dal punto di vita emozionale.
Se l’alessitimia implica l’incapacità o l’impossibilità di percepire le proprie e le altrui emozioni, l’empatia è, al contrario, quell’abilità che consente alle persone di entrare in sintonia con gli stati d’animo propri e altrui. Non a caso tale abilità si basa sull’autoconsapevolezza: quanto più si è aperti verso le proprie emozioni, tanto più abili si è nel leggere i sentimenti altrui. Questa capacità consente di capire come si sente un’altra persona ed entra in gioco in moltissime situazioni, da quelle tipiche della vita professionale a quelle della vita privata.
La capacità empatica permette di leggere e capire non solo le emozioni che le persone esprimono a parole, ma anche quelle che, più o meno consapevolmente sono espresse con il tono di voce, i gesti, l’espressione del volto e altri simili canali non verbali. Sono molti i teorici della psicoanalisi che hanno supposto che quando i conflitti non vengono elaborati ed espressi verbalmente, vengono manifestati attraverso i canali somatici (Lesser, 1981).
Tali pazienti non hanno la capacità di scarico della tensione attraverso i canali verbali, e, gli unici mezzi disponibili per liberarsi di questa tensione sono le vie somatiche.
L’emozione, quindi, viene vissuta direttamente sul corpo e senza elaborazione mentale, e non interpretata cognitivamente. Le caratteristiche centrali del costrutto dell’alessitimia sono: difficoltà ad identificare e descrivere le emozioni, infatti, questi soggetti, possono mostrare scoppi improvvisi di reazioni intense, come rabbia paura o pianto, ma non riescono a collegare la manifestazione emozionale con ricordi, fantasie o specifiche situazioni.

Gli alessitimici mostrano difficoltà di distinguere fra stati emotivi soggettivi e le componenti somatiche dell’attivazione emotiva. Dalla psicoanalisi, tale caratteristica viene considerata una difesa contro un’angoscia.  Dal punto di vita cognitivista, è stata concettualizzata come predisposizione all’agire motorio per scaricare una spiacevole tensione interna, il che spiegherebbe il motivo per cui questi pazienti sviluppano comportamenti compulsivi come abuso di sostanze psicoattive, abbuffate alimentari, anoressia nervosa, ipocondria e disturbi di somatizzazione. Alessitimia, infatti, è stata descritta in persone con malattie psicosomatiche classiche, ed elevati livelli di alessitimia sono stati confermati anche nelle successive ricerche in soggetti con l’ipertensione essenziale, artrite reumatoide, l’ulcera peptica e malattia infiammatoria intestinale (Taylor et al., 1997). Tuttavia, alcuni studi hanno trovato elevati livelli di alessitimia nei pazienti con una serie di altre condizioni, inclusa la sindrome del colon irritabile, patologia cardiaca, obesità patologica, dolore cronico, insufficienza renale, ictus, infezione da HIV, disturbi alimentari, disturbo di panico, disturbo da stress post-traumatico (PTSD), dipendenza da sostanze, gioco d’azzardo patologico, disfunzione erettile, prurito cronico, e altro ancora. Sono state condotte diverse indagini che ipotizzano la correlazione tra l’alessitimia e le malattie psicosomatiche: in particolare, è stata riscontrata un’alta correlazione anche tra alessitimia e ipertensione.
Molti studiosi parlano di alessitimia secondaria, cioè dovuta ad un trauma, si potrebbe ipotizzare che l’alessitimia indicherebbe non gli individui le cui emozioni sono assenti, ma soggetti che hanno subito un trauma e che mostrano una scarsa o nessuna possibilità di ricorrere agli strumenti psicologici (immagini, pensieri, fantasie) per rappresentare le emozioni.
Il concetto di regolazione affettiva non indica semplicemente il controllo delle emozioni ma la capacità di tollerare affetti negativi (noia, vuoto, perdita, angoscia, depressione, irritabilità, rabbia) intensi e/o prolungati bilanciandoli con affetti di tono positivo in modo autonomo, ossia senza ricorrere ad oggetti esterni o acting comportamentali (desideri suicidi, automutilazioni, uso di sostanze, somatizzazione, disturbi dell’alimentazione, disorganizzazione comportamentale, ecc).

Concludo con un’ultima considerazione: è importante tener presente che l’alessitimia non è un costrutto dicotomico (cioè è presente o non), ma piuttosto una dimensione, cioè gli individui possono avere diversi livelli o gradi di alessitimia.

Dr.ssa Maria Luigia Avellino
Psicologa, Psicoterapeuta.

-Alessitimia. Valutazione e trattamento.  2005 Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma
-Paivio  SC,  CR  McCulloch.  Alexithymia  as  a  mediator  between  childhood  trauma  and  self-injurious behaviors. “Child Abuse & Neglect”, 2004
-Krystal H, Alexithymia and effectiveness of psychoanalytic treatment. Int J Psychoanal Psychother, 1982-1983
-Taylor. Recent developments in alexithymia theory and research, in “Can J psychiatry”, 2000

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